"Life is short. Forgive quickly. Kiss slowly."

R. Doisneau

[recensione] Malarazza di Samuel Marolla

Posted by on 27 gen 2012 in Libri, Recensioni | 9 comments

È venerdì e questa settimana è davvero volata, tra impegni e allenamenti, per cui non son riuscito a buttare giù l’ombra di un post che sia uno. Viene in aiuto come sempre il buon vecchio blog, dal quale ripesco con piacere una recensione dedicata alla raccolta Malarazza, del bravo Samuel Marolla. Perché ho scelto questo? Innanzitutto perché Samuel è bravo, e non lo dico solo io eh, che magari non mi credete, ma anche gente come il solito gelostellato, ad esempio, e l’Alex e molti altri qua attorno e più in là. E forse già sapete che se non credete a noi, per scoprirlo da soli non dovete nemmeno spendere soldi, perché con una buona strategia di marketing il nostro Samuel mette a disposizione dei suoi lettori alcuni lavori gratis. O come nel caso del Colosso Addormentato, un intero romanzo a 0.99€ il che mi sembra già molto, che dite? Ultima ragione, sta circolando di recente la sua Janara, racconto scritto direttamente in inglese, impaginato in eBook da me e al quale verrà dedicata un’intervista a Samuel sul blog Il Posto Nero.
Molte molte buone ragioni quindi per parlare di quello che è stato il mio primo incontro col Marolla, ai tempi in cui Mondadori pubblicava la sua Malarazza

Malarazza di Samuel Marolla

Malarazza di Samuel Marolla

Qualcuno potrebbe obiettare che di raccolte in giro se ne trovano già.
Vero.
E che interessano poco agli italiani.
Sembra sia vero, sigh.
E quindi? La differenza sta che in Malarazza trovate (finalmente) ottimi racconti. Ottimi racconti dell’orrore.
Niente fenomeni di moda. Niente categorie e sotto categorie (ve lo ricordate il new italian epic?) a imbrigliare la capacità narrativa.
Per una volta non si cerca di accontentare nessuno in particolare. E così facendo se ne accontentano tanti. Non tutti, forse, ma a leggere le recensioni, direi proprio tanti.

C’è qualcosa di speciale che accomuna questi racconti: l’ottimo stile di Samuel. Uno stile capace di nutrire trame semplici e farle diventare mostri tentacolari e famelici. Uno stile che si assapora negli aggettivi debordanti ma controllati, che non infastidiscono ma, anzi, caricano nel migliore dei modi la scena di orrore e attesa per qualcosa di ancora peggiore, che abbiamo capito ci attende nella prossima stanza, dietro una semplice porta a vetri.
Ecco, semplice.
Il filo conduttore, unico e impercettibile credo (temo) per molti lettori italiani che divorano tutt’altra narrativa, è proprio la semplicità. La paura, il terrore, non hanno bisogno di intelaiature pesanti e archetipi troppo complessi, anzi, è nel momento più banale della nostra giornata che il cambiamento ci mette davvero angoscia. Nell’atto quotidiano di cui conosciamo ogni fase ed esito, se le cose non vanno come dovrebbero si rizzano i peli sulle braccia e qualcosa dentro di noi avverte lo scricchiolio nel tessuto della realtà. Quella vecchia signora così gentile, coi denti ingialliti e le unghie sporche, cosa nasconde? Quella strada in agosto (in agosto! non servono per forza nebbia e oscurità autunnale per farci rabbrividire) dove conduce veramente? E la volete recuperare la chiave caduta nella scatola piena di carne putrefatta?
Pochi elementi bastano, nelle mani di chi scrive bene e sa quello che fa, per mettere le basi dell’orrore.

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Once Upon a Time, i cataloghi delle fiabe e un’altra top five farlocca

Posted by on 20 gen 2012 in Classifiche, Featured, Serial TV | 9 comments

Once upon a time

La locandina di Once upon a time, sempre con 'sto blu, però

Post di puro cazzeggio, che ogni tanto ci vuole per passare il tempo, reduce dalla visione della nona puntata del serial Once upon a time. Da tempo ormai seguo più telefilm che lungometraggi, che vedo poco spesso magari recuperando vecchie pellicole (recentemente dal divano ci siamo sbafati La storia fantastica, Un biglietto per due, Gremlins, Christine la macchina infernale, che era il più recente). I telefilm li riesco a infilare nei ritagli di tempo e spesso li trovo più interessanti, soprattutto nel campo “di genere”, dove vuoi i budget ridotti o la serialità imposta, ma le scelte di sceneggiatura sembrano più riuscite che nei film che affollano le (carissime) sale cinematografiche. Non che sia tutto oro, per Cthulhu no, soprattutto quando tirano la corda stagione dopo stagione annacquando la salsa, però capita qualche bella esperienza.

È il caso di questo Once upon a time, rivisitazione di tante favole classiche, che cerca di amalgamarle con un tono fantasy dark, tra streghe piuttosto discinte e personaggi classici che la Disney ha riproposto in chiave buonista negli ultimi decenni. Qui il presupposto è tutt’altro che felice: Un giorno [i personaggi delle fiabe, NdM] si ritrovarono intrappolati in un posto dove tutti i loro lieto fine erano stati rubati. Il nostro. E chi può dargli torto, vedendo dove stavano, tra animali che cantano e principi sempre pronti a battersi contro le ingiustizie, che il nostro sia molto peggio dei loro mondi?

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[recensione] Sine Requie Anno XIII – Soviet – Matteo Cortini e Leonardo Moretti

Posted by on 16 gen 2012 in Featured, Giochi, Recensioni | 0 comments

Sine Requie Anno XIII: Soviet

Sine Requie Anno XIII: Soviet

C’è stato un tempo in cui giocavo di ruolo, ma erano davvero tanti anni fa, e si giocava a Il Richiamo di Cthulhu e qualche tentativo a D&D. C’è stato un altro tempo, in cui giocavo di ruolo, questa volta pochi anni or sono. Con un gruppo di triestini conosciuto cercando tra i forum tra i quali figure importanti del sito Il Quinto Clone (che nemmeno sapevo cosa fosse a quel tempo); si giocò a D&D “classico” con la Rulepedia e a GURPS, ed era proprio come i veri quindi coi dadi tra le scatole di pizza doppia cipolla e i bottiglioni di birra Coca-Cola e discorsi su come pompare al max i personaggi.

In quel mentre riuscii anche a trovare un gruppetto in una associazione locale per provare Sine Requie. Ne avevo sentito parlare, avevo conosciuto in giro per il web i suoi simpatici autori e volevo riuscire a capire com’era “sul campo”. Sine Requie girava per i tavoli ormai da tempo. Nella sua prima incarnazione, edita da Rose&Poison, già dal 2003. Ma è di quella successiva, targata Asterion e chiamata “Anno XIII” per distinguerla, che parlerò.
Il Sine si rivelò un’esperienza divertente e complessa, con personaggi immersi in una storia alternativa dove il 6 giugno ’44 i morti tornano dalle tombe sconvolgendo le sorti del conflitto mondiale. Può sembrare un incipit banale, a conti fatti tra cinema, fumetti e giochi gli zombi son più diffusi dei vampiri, anche se meno romantici, ma è lo sviluppo che Leo & Il Curte han dato alla vicenda, che costituisce l’asse solido attorno al quale ruotano avventure che permettono di affrontare il gioco a vari livelli di profondità.

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[recensione] X-Men: First Class

Posted by on 15 gen 2012 in Film, Recensioni | 0 comments

Recupero dal vecchio blog la rece di un film che non m’era tanto piaciuto, e ne avevo parlato con tono vagamente ironico, tanto so che poi arrivano gli esperti di cinema e mi dicono quali sono le verità assolute su questo e altri titoli. Ma finché non sono nei paraggi, io la pubblico…

X-Men: First Class

X-Men: First Class

Un figo col potere di piegare le forchette con la mente, costretto da un regista malvagio a vestire sempre in dolcevita, sfoga la sua rabbia sull’umanità, pur di avere un mantello e un cappello decenti. Nel suo piano di dominio si scontra però con Kevin Bacon che odia da sempre perché gli ha rubato la parte in Footloose.
Magneto – che si chiama ancora Erik – è affiancato per tutto il film da un telepate donnaiolo che cerca di far emergere il suo lato buono con inquadrature da omofobia scatenante, e riuscirà col potere dell’ammmore a spostare un enorme telescopio.
I cattivi veri (l’Hellfire Club!) tramano nell’ombra e non si fanno mancare nulla, una bionda alta che diventa uno Swarovsky™ vivente, un cattivo demoniaco che fa BAMF e doveva essere proprio cattivo perché ha uno dei pochi effetti speciali decenti del film, il ballerino di Footloose e un sottomarino nucleare. Tutto in piena crisi dei missili a Cuba.

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Fuga dall’Altrove, eBook game in ePub

Posted by on 14 gen 2012 in Creazioni, eBook, Featured, Giochi | 2 comments

L'altrove logo

Fuga dall'Altrove

Post vintage, roba di altri tempi. Ormai, cinque anni. Cinque anni dalla prima e per ora unica gita nell’Altrove, cinque anni dal primo mini libro game che ho scritto. A tanto tempo da quel racconto-gioco, creato per testare il mio software Libro Game Creator, qualcuno dentro Librogame’s Land (dove stanno cercando di convincermi a fare anche Obscura Genesi in eBook…) ha pensato di recensirlo, creando una scheda nell’apposita sezione del sito.

Questo mi ha ricordato che ne avevo creata una versione eBook in ePub, per giocarla sugli eReader & Tablet vari, che con la morte di memoriedalbuio è andata dispersa. Eccola quindi recuperata, leggermente modificata per venir incontro ai nuovi standard di impaginazione, e sempre con la cupa copertina ideata da Davide L. Marescotti.

Per chi se l’era perso a quei tempi, o ha voglia di rigiocarlo ora leggendolo dal Kindle o dall’iPad (ricordandosi che necessita comunque di carta e matita per star dietro ai combattimenti), ecco qua Fuga dall’Altrove.

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[recensione] Hellboy presenta B.P.R.D. #10 – L’avvertimento di Mike Mignola, John Arcudi, Guy Davis

Posted by on 13 gen 2012 in Comics, Featured, Recensioni | 6 comments

B.P.R.D. #10 L'avvertimento di Mike Mignola

B.P.R.D. #10 L'avvertimento di Mike Mignola

Il percorso dell’ufficio per la ricerca e la difesa del paranormale ha portato questa che era una costola (spin off per gli esperti) del più noto Hellboy a superare in qualità il suo genitore. Svincolato dal legame col folklore più classico (da sempre asse attorno al quale ruotano le vicende del ragazzo infernale) e dal binomio nazisti-magia (che diciamolo ha pure un po’ stancato ormai) ha beneficiato di una visione molto più ampia.

Si potrebbe affrontare un discorso che cerchi di analizzare il parallelismo tra gli avvenimenti nelle due serie, da sempre tra loro interconnesse.
Da un lato ci sono le modifiche nel mondo cosidetto sottile, il micro cosmo magico, motore delle avventure di Hellboy, dove il nemico è nascosto, anche se gigante, immenso, appartiene a un regno che tenta d’interfacciarsi col materiale, fallendo.
Dall’altro le apocalittiche guerre sostenute dal BRPD, epici scontri con divinità incarnate le cui conseguenze coinvolgono intere città, come la Berlino semidistrutta di questo numero 10.
Due mondi interconnessi ma diversi, anche dalla scelta di adottare nuovi disegnatori nel B.P.R.D., con colorazioni vive e feroci, che si allontanano dalle tinte scure e dagli spigoli netti delle tavole dell’Hellboy di Mignola.

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[recensione] La progenie di Guillermo Del Toro e Chuck Hogan

Posted by on 11 gen 2012 in Featured, Libri, Recensioni | 7 comments

La progenie

La progenie

Dopo tanto che recensivo a singhiozzo, mi ritrovo ad aver voglia di completare la pila dei librozzi in attesa, scrivere e ancora scrivere. E ciò è buono. Meglio se quanto ho da scrivere riguarda cose più che belle, succose, di quelle che non t’innalzano lo spirito a vette di creatività divina, ma immergono il tempo in una sana dose di avventura e azione.

Colpa di Alessandro, stavolta, e della sua recensione, e colpa di quel Guillermo Del Toro che io aspetto sempre mi rifaccia le montagne della follia lovecraftiane e invece niente. Se ha messo metà del livore sviluppato vedendo andare in fumo quel progetto, nel romanzo, ho pensato, chissà che livelli di cattiveria!

Un Boeing 777 partito da Berlino atterra all’aeroporto JFK di New York. Durante l’intera manovra dall’apparecchio non arriva alcun segnale umano. L’inquietante silenzio spinge le autorità a creare un cordone di sicurezza intorno ai velivolo e inviare forze speciali in ricognizione, nel timore di un attacco terroristico. All’interno dell’aereo, uno spettacolo agghiacciante: l’intero equipaggio e i passeggeri, a eccezione di quattro, sono morti per cause misteriose. Che cosa ha ucciso quelle persone? Chi ha condotto l’aereo a destinazione? Che cos’è la misteriosa e letale malattia che solo dopo qualche giorno comincia a diffondersi per Manhattan, seminando morte e terrore? Ciò che l’epidemiologo Eph Goodweather, incaricato delle indagini, scoprirà suo malgrado, è che quello che l’America si trova ad affrontare non è un morbo, bensì l’inizio di una terribile guerra: un immane conflitto fra esseri soprannaturali, nel quale l’unico ruolo assegnato agli esseri umani è quello di cibo.

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I 25 anni della Pixar

Posted by on 10 gen 2012 in Featured, Film, Fotografia | 0 comments

Giornate intense, felicemente ritornato al lavoro, seguite da serate terrificanti dove grazie alla mia fedele sinusite sveglio mezzo isolato con starnuti stile Hiroshima e ronfo sofferente come un orso ubriaco appeso per le palle da un ranger sadico. Ma continua questa rinnovata voglia di scrivere sul blog, e nemmeno gli effetti combinati di areosol, paracetamolo e ingenti quantità di timo riescono ad arginarla. E poi volevo raccontarvi della mostra della Pixar prima che l’effetto meraviglia svanisca disciolto tra i suddetti composti chimici, necessari a smaltire il malanno dovuto forse –  ma forse eh – al fatto che sul regionale al ritorno, la maledetta tratta Mestre-Trieste, il giorno 8 di gennaio non c’era riscaldamento.

I 25 anni della Pixar (Ratatouille)

In fuga verso la mostra a Milano

La mostra dicevamo, della quale ve ne parlo dopo la visione serale de I pirati della Silicon Valley. Conoscete? Ecco nemmeno io fino a qualche tempo fa ma poi un amico ha insistito tanto che meritava e così me lo son visto e devo dire che l’amico ci aveva ragione. Perché lo cito? Perché Bill Gates a parte (okay parte imprescindibile ma qua non interessa) la pellicola racconta di quel Jobs (interpretato da Noah Wyle che a quanto ho visto nelle foto del giovane Steve ci assomiglia tantissimo) che è stato A.D. della Pixar (pre era Disney se non vado errato).

Ma torniamo alla mostra.

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[recensione] I ragni zingari di Nicola Lombardi

Posted by on 9 gen 2012 in Featured, Libri, Recensioni | 2 comments

I ragni zingari di Nicola Lombardi (Edizioni XII)

I ragni zingari di Nicola Lombardi (Edizioni XII)

Oggi è lunedì, torno al lavoro dopo numerosi e bei giorni di meritata vacanza, ho un attacco di sinusite feroce e la morosa in partenza per qualche giorno, quindi o chiamavo le solite massaggiatrici per un festino ludico letterario o mi mettevo sotto a smaltire le recensioni arretrate. Indovinate un po’ cosa ho scelto…

I ragni mi stanno simpatici, in generale. Non che non mi facciano umanamente schifo, però dove abito ce ne sono talmente tanti e vari (questo villeggiava sopra la porta di casa l’anno scorso) e dovrebbero portare pure guadagno. Io la lotteria l’ho giocata però per ora nulla. Il ragno è un animale magico, scommetto che già lo sapete. Che poi di animali magici ce ne sono tanti, quasi tutti, solo che si tende a ricordarsi quelli fighi, tipo bello il lupo magico, o la tigre magica o l’aquila, facile così. Però pure il geco, il serpente, il corvo sono molto magici e pure il ragno.

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Una Top 5 tarocca e il primo libro dell’anno che è i ragni zingari

Posted by on 2 gen 2012 in Libri | 5 comments

I ragni zingari di Nicola Lombardi (Edizioni XII)

I ragni zingari di Nicola Lombardi (Edizioni XII)

Quest’articolo era qua da un po’ e però poi è arrivato l’uomo dei primati (nel senso non scimmiesco del termine) e ho dovuto un po’ cambiargli il titolo che se no poi Ferru al prossimo raduno non mi saluta.

Dicevo, prima lettura dell’anno. Ho fatto di tutto per finire (l’ottimo) romanzo di Del Toro e Chuck, La Progenie, e il primo gennaio duemilaedodici non c’era un Maya incazzato sul comodino ma una pila di volumi tra i quali scegliere:

Miti e Leggende #6: Racconti del terrore
Volume horror di una vecchia serie della Hobby & Work della quale possiedo anche il numero sui draghi. Buoni i miei genitori che ormai se non sanno cosa aggiungere i regali usano l’equazione libro+horror e via.

Foglie d’erba di Walt Whitman
La raccolta di poesie “classica”, da affiancare agli altri volumi che sfoglio ogni tanto. Il bello della poesia, oltre le suggestioni potenti di cui è capace, è la possibilità di riempire istanti brevi, senza bisogno di una continuità nella lettura.

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